Ridere della disabilità non è delitto di lesa maestà

La disabilità fa parte della vita quotidiana, ma ancor oggi è difficile poterci fare dell’ironia.

Infatti si pensa che sia argomento sul quale ridere sia sconveniente, poichè tante sono le problematiche affrontate dai disabili.

Mi viene da dire: e allora? Forse che non riderne può essere un aiuto nella risoluzione di tali problematiche? Assolutamente no: evitare le battute sull’argomento non abbatte le barriere architettoniche, né insegna alla gente a non occupare “solo un attimo” i parcheggi per l’handicap. Sarebbe troppo facile!

Anzi, il fatto di evitare l’ironia aumenta l’alone di ‘intoccabilità’ sull’argomento, come se dovesse essere lasciato ‘in pace’ e non toccato dai comuni mortali che non ne hanno esperienza diretta. Ma questo è a parere mio assurdo: è come se chi non ha avuto un tumore non ne potesse parlare…

Sono assolutamente convinta che iniziare a scherzare sull’handicap sia invece il primo passo per accettarlo, per farlo diventare normalità. E dato che, come dice il proverbio, “Arlecchino si confessò burlando” dallo scherzo può nascere una seria riflessione su quelli che sono i tanti problemi da risolvere per garantire ai portatori di handicap una reale integrazione e gli stessi diritti dei normodotati.

Non scherzare sull’handicap purtroppo significa anche, a ben guardare, tenere l’argomento lontano dalle conversazioni quotidiane, relegarlo nei convegni medici.

Ma la strada non è assolutamente questa: un disabile magari va al bar e non a un convegno medico (e fa anche bene!). Quindi perchè gli si deve togliere il ‘piacere’ di essere preso in giro dagli amici, al pari di un ragazzo obeso o del sempiterno ‘Quattrocchi’?

Tutto sta, come sempre, nell’intelligenza della battuta. Ma questo vale per qualsiasi argomento: quante battute francamente stupide (o peggio) vengono fatte su argomenti ugualmente seri come l’immigrazione? Perchè ancora non è considerato ‘socialmente accettabile’ lasciare che i portatori di handicap rischino di essere oggetto di battute ‘stupide’?

Anche in questo caso si tende a considerare il disabile una ‘categoria protetta’, un ‘animale in via d’estinzione’ (magari!),  ma in fin dei conti lo si lascia solo ad affrontare i problemi reali della vita.

Per il futuro non c’è che da augurarsi meno ipocrisia, più battute (magari anche pecorecce) ma più attivismo.

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